Belluno, 18 marzo 2020

Carissime/i a cui giungono le mie omelie, e che in qualche modo formiamo una ‘famiglia’,

già da tempo viviamo una specie di prolungato Venerdì santo, in cui facciamo dolorosamente l’esperienza che lo Sposo ci è stato come tolto.

Penso al terribile periodo, lungo oltre sessant’anni (587- 520 a.C.), in cui il popolo di Israele ebbe il tempio distrutto, dalle truppe del re Nabucodonosor, e non poté per lungo tempo offrire i sacrifici al Signore e il culto tanto amato.

Penso ai cristiani giapponesi, che dal 1597 quando i loro sacerdoti furono tutti uccisi fino al 1867 quando vi arrivarono nuovi missionari, restarono (per quasi trecento anni!) senza Messa, senza Eucaristia, senza gli altri sacramenti, eccetto il battesimo che si amministrarono tra di loro clandestinamente, e riuscirono tuttavia a conservare la fede.

Penso ai lunghi decenni della prima metà del 1900 in cui i cristiani di Russia vissero un tempo di pesante persecuzione in cui non era possibile professare pubblicamente il proprio credo.

Quanta sofferenza! Gesù l’aveva predetto: “Verranno giorni in cui vi sarà tolto lo sposo, e allora digiunerete” (Mc 2,20); “sarete nella tristezza, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà; e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22-23).

Siamo in un prolungato Venerdì santo, e ci verrebbe la voglia di uscirne; è duro stare nella sofferenza, nella prova, nella lontananza dalla persona che si ama. Prima del Concilio Vaticano II,

nelle due settimane che precedevano la Pasqua (dette ‘di passione’), era uso velare le croci nelle chiese, fino alla Liturgia del Venerdì santo (tale rito non fu abolito dalla Riforma liturgica del Concilio; spiace che non venga più compiuto e lasciato cadere…). Il significato di tale rito era grande: si toglieva dalla vista l’immagine della persona amata, Gesù, per suscitare e rendere più vivo il desiderio di lui.

Quest’anno Gesù, nostro tesoro, ci è stato ‘velato’ in modo molto più forte! Ci lamenteremo? Non è forse il modo (certo più duro e più doloroso, ma anche più vero e più salutare) di vivere nella nostra carne e nel nostro spirito quel gesto liturgico, che, se fosse stato fatto, forse avremmo vissuto un po’ superficialmente? Ci è data l’occasione di viverne il cuore e il contenuto: l’invito a desiderare più intensamente e più vivamente Gesù. Il Signore ci educa attraverso le circostanze della vita.

Vediamo, quindi, in questa situazione particolare che investe tutta la nostra nazione, e non solo, una grazia, un richiamo. E’ Gesù che ci dice: “Cercami. So che mi vuoi bene, ma vòglimene di più. Cercami. Non mi sottrarrò per sempre a voi, ma cercatemi. Alle volte devo ‘velarmi’, perché sentiate la nostalgia di me… Che strani siete! Quando mi avete in pieno, quasi mi trascurate…, ora sento di più che mi amate!

E non pensate che mi riavrete solo quando tutte le chiese d’Italia potranno di nuovo risplendere di luci e risuonare di canti, e potrete di nuovo cibarvi sacramentalmente di me; ma anche ora, in questo ‘Venerdì santo’, voi mi avete, perché ho promesso: “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Mi avete nella Sacra Scrittura (che meraviglia, ad esempio, il Vangelo di me e la samaritana, di me e il cieco nato, di me che risuscito Lazzaro; sono i vangeli di queste domeniche nella forma ordinaria; li trovate ai capitoli 4. 9. e 11 di Giovanni); nella Sacra Scrittura incontrate me in persona! Datevi un po’ di tempo ogni giorno per stare con me, con la mia Parola; e date un po’ di tempo a me ogni giorno di stare con voi! Mi fate un regalo…

Mi avete nel desiderio di ricevermi nel vostro cuore. Fate più volte al giorno la Comunione spirituale; ecco come: dicendo “Signore, io credo che tu sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. – Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che mi abbia mai a separare da te. Amen” La comunione sacramentale la potete fare un volta sola al giorno, quella spirituale tante volte!

Mi avete, assieme a mia Madre, nella recita del santo Rosario, in cui, attraverso i vari misteri, meditate la mia vita. Quanta gente, lungo i secoli (gente umile, semplice, spesso analfabeta…) ha mantenuto e coltivato la fede con questa preghiera! Recitatela con fede; mi sentirete presente, e sentirete presente a voi Maria.”

Ecco, ho pensato che il Signore ci voglia dire queste cose, per consolarci e aiutarci. Per educarci e farci crescere nella fede. Forse anche per strapparci da una certa routine nel rapporto con lui. Per farci scoprire cose nuove. Perseveriamo allora, forti, nella difficoltà. Contiene una perla. E lasciamo a Lui decidere quando far venire la ‘Pasqua’, la pasqua della ripresa piena (magari dopo la Pasqua ufficiale del 12 aprile); Lui sa qual è la dose di cura di cui abbiamo bisogno. E che festa sarà quando potremo ritornare a Messa!

Intanto state certi che ogni giorno, nella Messa che celebro nella cappella del Seminario assieme ai miei confratelli sacerdoti, sto all’altare davanti al Signore a nome di tutti voi, perché il Signori vi doni salute, serenità, fiducia, pazienza e anche gioia.

Vi benedico di cuore e vi mando un enorme abbraccio! Con affetto,

don Giovanni

Lettera Pastorale