Domenica 22 Marzo ’20, la Santa Messa non sarà celebrata, a seguito dell’ordinanza regionale e delle disposizioni del vescovo di Belluno-Feltre.

Lætare Jerusalem: et conventum facite omnes qui diligitis eam: gaudete cum lætitia, qui in tristitia fuistis: ut exsultetis, et satiemini ab uberibus consolationis vestræ.

Quarta domenica di quaresima

( Gal 4,22-31; Gv 6,1-15)

Belluno, chiesa di S. Pietro, 22 marzo 2020

Potrebbe sembrarci fuori posto il Vangelo di questa Messa, date le circostanze che viviamo. Ci ha narrato il miracolo della moltiplicazione dei pani operato da Gesù; miracolo che, nel racconto dell’evangelista Giovanni, ha una colorazione profondamente eucaristica. Giovanni nota che quando Gesù moltiplicò i pani “era vicina la pasqua”; nella pasqua dell’anno seguente Gesù avrebbe dato il pane dell’Eucaristia. Inoltre precisa che fu Gesù a distribuire il pane moltiplicato alla gente, e non gli apostoli; nell’Ultima cena sarà ancora lui a porgere il pane diventato suo corpo. Infine i gesti compiuti da Gesù nel momento di moltiplicare i pani sulle colline di Galilea sono gli stessi che egli avrebbe compiuto al momento dell’istituzione dell’Eucaristia: “prese i pani, e dopo aver reso grazie, li diede…” (cfr Mt 26,26).

Fuori posto, dunque, questo Vangelo che ci parla di Eucaristia proprio nel momento in cui all’Eucaristia e alla Santa Messa non ci è dato di accedere? O forse esso ci giunge ora con particolare forza, dato che in questo momento il nostro cuore è più affamato del Pane consacrato, e più aperto, quindi, ad apprezzarne il valore?

Il santo papa Giovanni Paolo II nel 2003 emanò un’Enciclica sull’Eucaristia, a dir poco, sublime: ‘Ecclesia de Eucharìstia vivit’, la Chiesa vive dell’Eucaristia. Il papa tratta dell’Eucaristia sia nel momento in cui Essa viene consacrata durante la celebrazione della Messa, sia nel momento in cui, fuori della Messa, viene adorata.

La Messa -egli dice- è il sacrificio della croce, in essa è racchiusa la passione e la risurrezione di Gesù. “Nella celebrazione eucaristica -sono le sue parole- gli occhi dell’anima sono ricondotti a ciò che si svolse la sera del Giovedì santo durante l’Ultima cena, e dopo di essa. Rivediamo Gesù che esce dal cenacolo, scende con i suoi discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all’Orto degli ulivi. In quell’orto egli provò un’angoscia mortale, sudò sangue, desiderando che gli apostoli gli facessero compagnia” (Ecclesia de Eucharìstia, nn. 5-6). Nella Messa,memoriale del Calvario -continua il papa- sono presenti tutti i momenti della passione del Signore, fino a dire, verso la fine dell’enciclica, che “nella Messa noi riceviamo ogni volta in dono anche sua madre, Maria, avendo egli detto dalla croce all’apostolo Giovanni: ‘Ecco la tua madre” (Ecclesia de Eucharìstia, n. 57). Dunque, nella Messa è racchiusa la flagellazione, l’incoronazione di spine, la salita al Calvario, la spogliazione delle vesti, la crocifissione, la sete e gli spasimi delle tre ore in croce, la morte di Gesù, la sua sepoltura e la sua risurrezione.

Il prezioso libretto di devozione ‘Massime eterne’, che era il ‘vademecum’ dei fedeli fino al Concilio Vaticano II, riportava anche la Messa, e li aiutava a ripercorrere, nel corso della celebrazione, la passione del Signore; ad esempio, al momento in cui il sacerdote si lavava le mani all’Offertorio, li richiamava al gesto di Pilato che si lavò le mani dichiarandosi innocente della condanna di Gesù; al momento dell’elevazione dell’Ostia consacrata e del Calice, li richiamava a quando Gesù fu innalzato in croce; e al momento della Comunione, in cui Gesù entra nel cuore del fedele, a quando Gesù fu deposto nel sepolcro per poi risuscitare. In tal modo l’anima cristiana viveva intensamente l’aspetto sacrificale dell’Eucaristia. Cibandosi poi di Essa.

Il papa poi, nell’enciclica, tocca anche il momento dell’Eucaristia che va adorata fuori della Messa, e raccomanda vivamente tale santa pratica. Dice: “Il culto reso all’Eucaristia fuori della Messa è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa. E’ bello intrattenersi col Signore e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto, essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?”. E aggiunge una nota strettamente personale: “Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!” (Ecclesia de Eucharìstia, n. 25). L’Eucaristia, chiusa nel tabernacolo o esposta nell’ostensorio, essendo stata consacrata nel corso della Messa, contiene in sé tutt’intera la passione del Signore, la sua morte e risurrezione che la Messa è; e pertanto, nell’adorazione, il fedele viene raggiunto e irradiato dalla grazia di salvezza operata dal Cristo morto e risorto.

Rinnoviamo la fede e l’amore all’Eucaristia per quando ci sarà dato nuovamente di poterla ricevere ed adorare; e nel frattempo desideriamola spiritualmente nel nostro cuore.

don Giovanni Unterberger

22 Marzo ’20 – IV Domenica di Quaresima