Domenica 13 Ottobre ’19, la Santa Messa sarà celebrata alle ore 8.30 nella chiesa di S. Pietro.

Brani della XVIII Domenica dopo Pentecoste:

Asperges meKyriale pag. 6
Kyrie – Gloria – Sanctus – Agnus Dei   (Missa XI Orbis factor – In Dominicis per AnnumKyriale pag. 46
Credo IKyriale pag. 67
Communio – Ubi caritas et amorCantus Selecti pag. 17
Finale – Stabat MaterCantus Selecti pag. 126

Domenica decima ottava dopo Pentecoste

(1 Cor 1,4-8; Mt 9,1-8)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 13 ottobre 2019

Chissà quanto grande sarà stato lo stupore della gente di Cafarnao, che vide, quel giorno, il paralitico camminare! E quale sarà stata la commozione del paralitico stesso, che si sentì perdonare i peccati, guarire nell’anima, e poi nel corpo! Una parola non gli sarà più uscita dalla mente e gli avrà fatto compagnia per tutta la vita: “Coraggio, figliolo!”. Fu la prima parola che Gesù gli rivolse, appena incontratolo, benché non lo avesse mai visto prima: “Coraggio!”. Di coraggio quell’uomo aveva bisogno.

Israele era circondato da nemici, e la gente era preoccupata, avvilita, caduta in profondo scoraggiamento, e il profeta Isaia (si era nel 700 a.C.) si rivolse al popolo, in nome di Dio, così: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete; ecco, il vostro Dio viene a salvarvi” (Is 35,3-4). Quel popolo, dopo un secolo e mezzo, cadde schiavo di Babilonia, e il profeta Baruc a lui: “Coraggio, popolo mio, dice il Signore. Coraggio figli miei, gridate al Signore ed egli vi libererà dall’oppressione. Coraggio, Gerusalemme, colui che ti ha dato un nome, ti consolerà!” (Bar 4,5. 21. 30). Il salmo esorta: “Siate forti, riprendete coraggio, o voi tutti che sperate nel Signore” (Sal 31,25).

Gesù, all’emorroissa tutta tremante perché, desiderosa di guarigione, aveva toccato il suo mantello sapendo di non poterlo fare, disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha salvata” (Mt 9,22). E agli apostoli sul lago, di notte, spaventati perché sembrava loro di vedere un fantasma, disse rassicurandoli: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14,27). A Gerico c’era un cieco che, al sentire passare Gesù, gridava: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!” Gesù ordinò: “Chiamatelo”. E chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio, ti chiama!” (Mc 10,48-49).

Il Signore è un Dio di coraggio, un Dio che vuole dare coraggio. Egli sa quanto duro, alle volte, sia il cammino della vita; quanta preoccupazione, ansia, buio talvolta l’accompagni; e vuole essere accanto ad incoraggiare. ‘Non sentirti solo -egli ci dice- ci sono io. Come potrei abbandonare l’opera delle mie mani? Tu da sempre esisti in me, fin dall’eternità, prima ancora che tu fossi e che fosse il mondo (cfr Ef 1,4); da sempre io ti conosco e ti amo. Ti ho redento; mi sono chinato su di te, sul tuo peccato e sulla tua povertà, e ti ho abbracciato, ti ho stretto a me, al mio cuore buono. Tu mi appartieni, sei mio; non potrei mai dimenticarti! Sono risorto e sono vivo; ti sono accanto, ti sono ‘Presenza’ sicura e fedele. Perché dubiti? Coraggio, credimi! Non t’inganno… Stringiti a me. Già lo fai, ma fallo di più; stringiti a me di più!’

Il paralitico di Cafarnao, quel giorno, riacquistò la salute fisica, riprese di nuovo a camminare; ma chissà quanto gli sarà rimasta impressa nell’anima la parola di Gesù: “Coraggio!”, e quanto gli avrà fatto bene, quanto lo avrà sostenuto nelle varie vicende della vita. E chissà? Sperimentato la forza, l’aiuto e il sostegno di quella parola, avrà forse desiderato dirla, ripeterla tante volte e donarla anche lui alle persone; specialmente alle persone sofferenti, scoraggiate, deluse, tradite, tormentate dai rimorsi di una vita mal spesa; avrà loro detto: ‘Coraggio!; c’è speranza, c’è salvezza. Per me lo fu’.

Confortatevi a vicenda gli uni gli altri”, esorta san Paolo (1Ts 4,18; 5,11). E’ gesto, questo, di grande carità.

don Giovanni Unterberger

13 Ottobre ’19 – XVIII Domenica dopo Pentecoste