Domenica 18 Agosto ’19, la Santa Messa sarà celebrata alle ore 8.30 nella chiesa di S. Pietro.

Brani della X Domenica dopo Pentecoste:

Asperges meKyriale pag. 6
Kyrie – Gloria – Sanctus – Agnus Dei   (Missa XI Orbis factor – In Dominicis per AnnumKyriale pag. 46
Credo IKyriale pag. 67
Communio – O salutaris hostiaCantus Selecti pag. 6
Finale – Sub tuum praesidiumCantus Selecti pag. 180
Dum clamarem ad Dominum
Alleluia

Decima domenica dopo pentecoste

(1 Cor 12,2-11; Lc 18, 9-14)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 18 agosto 2019

C’è un tipo di attività in cui siamo esperti e che ci riesce molto facile esercitare: la critica. Non arriveremo al punto di criticare il nostro prossimo all’interno di una preghiera, mentre stiamo pregando, come accadde al fariseo al tempio, che disse: “Signore, ti ringrazio di non essere come il pubblicano che sta dietro di me”; ma quante volte ci capita di nutrire pensieri e sentimenti poco benevoli verso il prossimo, giungendo fino ad esternarli in critiche aperte! Un tale ebbe a dire: “Se dalle conversazioni delle persone togliessimo il parlare male degli altri, le conversazioni si dimezzerebbero”.

La critica può essere benevola, volta cioè all’utilità della persona; è possibile parlare con qualcuno dei difetti, delle mancanze, di un fratello o di una sorella, con l’intenzione e il desiderio di capire meglio come aiutare quel fratello, quella sorella, a correggersi e a migliorare. Questo tipo di critica è buona, e rientra addirittura nell’ambito della virtù della carità.

Ma c’è la critica negativa, che non sempre è fatta con l’esplicita intenzione di mettere in cattiva luce la persona che si sta criticando, ma che pure, anche se fatta per semplice leggerezza, produce un effetto deleterio. Le relazioni umane vengono molto disturbate e rovinate dalle critiche.

Non è facile evitare di cadere in tale difetto, specialmente se ci si trova in conversazione con persone che iniziano a criticare. Papa san Gregorio magno scrive: “Quand’ero monaco e mi trovavo in monastero, ero in grado di trattenere la lingua dalle parole inutili. Ora, da papa, devo darmi pensiero di molte cose materiali, trattare questioni di ogni genere, spesso esaminare la vita e le azioni dei singoli, interessarmi di faccende private dei cittadini. Siccome poi, per necessità d’ufficio, devo trattare con uomini del mondo, talvolta non bado a tenere a freno la lingua. Per questo succede che molte volte sto ad ascoltare pazientemente le loro parole inutili. E poiché anch’io sono debole, trascinato in discorsi vani, finisco per parlare volentieri di ciò che avevo cominciato ad ascoltare contro voglia e di starmene volentieri a giacere dove mi rincresceva di cadere”. Di fronte a chi critica è già molto non collaborare, non aggiungere critica a critica; il silenzio diventa già, di per sé, invito a cambiare il tono e l’argomento della conversazione.

Cadere nella critica è molto facile, per il fatto che ‘il diverso’ viene istintivamente percepito dalla nostra natura più facilmente come ‘nemico’ e che come ‘amico’. E noi ci troviamo in un mondo in cui la diversità è pressoché infinita. I fiocchi di neve sono tutti diversi l’uno dall’altro, le foglie dello stesso albero sono tutte diverse tra loro; e noi uomini… siamo sette miliardi sulla terra e nessuno è identico all’altro. La fantasia dello Spirito Santo è senza limiti; ce l’ha detto l’epistola: lo Spirito dà un volto proprio a ciascuno.

La varietà è bella, mentre la monotonia è noiosa, ma comporre la varietà costa ed è fatica. E’ stato detto: “Dio ci dà la gioia della diversità, ma ci lascia la fatica dell’unità”. Se per creare comunione sono necessarie varie virtù, come l’umiltà, la capacità d’ascolto e un cuore aperto, la cosa assolutamente da evitare, perché non solo non crea unità ma la distrugge, è la critica negativa.

E poi, chi conosce fino in fondo il cuore dell’altro? Noi vediamo i comportamenti del fratello, ma non le radici. Il filosofo greco Platone ebbe a dire: “Ogni uomo che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre”.

Il pubblicano della parabola non aveva fatto tutto giusto nella sua vita, eppure il Signore non lo criticò; lo accolse e lo perdonò. Siamo chiamati ad imitare Dio, che fa così anche con noi; imitarlo nei confronti dei nostri fratelli, ricorrendo al suo aiuto e alla sua grazia, perché da soli non vi riusciremmo. Infatti per vivere in comunione con gli uomini non basta costruire ponti, occorre costruire scale. Chi non sale fino a Dio non riesce ad incontrare veramente il fratello.

don Giovanni Unterberger

18 Agosto ’19 – X Domenica dopo Pentecoste