Domenica 05 Maggio ’19, la Santa Messa sarà celebrata alle ore 8.30 nella chiesa di S. Pietro.

Brani della II Domenica dopo Pasqua:

Vidi aquamKyriale pag. 7
Kyrie – Gloria – Sanctus – Agnus Dei   (Missa I
Lux et origo – Tempore Paschali
Kyriale pag. 8
Credo IIIKyriale pag. 72
Communio – Exsultemus et laetamurCantus Selecti pag. 65
Finale – O filii et filiae Cantus Selecti pag. 280

2^ DOMENICA DOPO PASQUA

(1Pt 2,21-25; Gv 10, 11-16)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 5 maggio 2019

Daniel Ange è un sacerdote belga nato nel 1932, vissuto da monaco per trent’anni in Africa e diventato poi sacerdote. Scrisse un piccolo libretto intitolato: “Il pastore ferito”, in cui egli parla di Gesù, buon pastore ferito e piagato: un modo particolare di presentare Gesù ‘buon pastore’. Solitamente Gesù ‘buon pastore’ viene presentato come il pastore che guida il suo gregge, gli cammina innanzi, lo protegge, lo difende, gli procura pascoli, lo fa riposare. Ricordiamo tutti il bel salmo: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza” (Sal 23,1-4).

Daniel Ange, a questa immagine dai risvolti teneri e dolci, accosta un’immagine più dura e più sofferta, ma pur essa vera e reale, quella di un pastore ferito e colpito a morte, che proprio con le proprie ferite profonde e mortali salvò il suo gregge. Il profeta Isaia, nel celebre quarto carme del Servo di JHWH, aveva detto: “Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di tutti noi. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo” (Is 53,6. 8).

Il nostro pastore, Gesù, è un pastore crocefisso: Gesù ferito e piagato. Contro di lui si è scagliato Satana con tutta la sua rabbia e con tutto il suo furore; lupo, che avrebbe voluto sbranare il gregge, noi, facendoci andare per sempre perduti, e che si è trovato invece davanti, a sbarrargli il passo, il pastore del gregge, Gesù, che non è fuggito davanti a lui; Gesù non era un mercenario, a cui le pecore non interessavano; a Gesù le pecore interessavano più che lui stesso! e per le pecore del gregge egli ha dato la vita, si è lasciato colpire, ferire, sbranare. L’ hanno crocefisso; ma “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”, dice Isaia (Is 53,5).

E non solo Satana colpì e ferì Gesù; le stesse pecore feriscono il pastore. I nostri peccati lo colpiscono: “egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità -dice ancora il profeta- Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui” (Is 53,5). E Gesù, buon pastore, non cessa, nonostante tutto, di voler bene alle sue pecore, di amarle, di cercarle e inseguirle, qualora si fossero allontanate e perdute; non cessa di raccoglierle attorno a sé, di nutrirle, di custodirle, di donare loro la sua rassicurante presenza. Davvero Gesù è il buon pastore!

L’evangelista Giovanni ha messo in bocca a Gesù pastore le parole: “io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. Egli, Gesù, ci conosce, ci conosce bene, e noi lo conosciamo bene Gesù? Conosciamo bene il suo amore? Quanto grande sia? quanto paziente sia? quanto fedele sia? quanto capace di sacrificio sia? quanto ‘per sempre’ sia?

Ci dia lo Spirito Santo di comprendere l’amore del Signore, per potergli essere pecore fedeli e obbedienti; pecore che stanno in guardia di non colpirlo e ferirlo mai; e che gli dicono e gli ripetono molte volte, con le labbra e col cuore: ‘grazie!’, ‘ti voglio bene!’

don Giovanni Unterberger

05 Maggio ’19 – Domenica dopo Pasqua